Carate Urio dista circa dieci chilometri da Como ed è un territorio situato sulla sponda occidentale del ramo comasco del Lario, esposto a sud-est e rinomato come località di villeggiatura. In origine Carate Urio era diviso in due nuclei abitativi (Urio e Carate Lario) unificate amministrativamente solo nel 1927. Il primo è ubicato su uno scosceso pendio che, direttamente affacciato sul lago, ha un fascino particolare. Il secondo scende e si sviluppa verso il lago stesso: la particolare posizione di Carate ne ha determinato i caratteristici vicoli a scalinata, sormontati da tipiche volte a sesto, ai cui lati si aprono i portoni delle antiche abitazioni.

Urio e Carate Lario hanno origini comuni e sicuramente molto antiche, come testimoniano sia le tombe galliche (ritrovate nel 1877) che le epigrafi romane scoperte in diverse zone del paese nel secolo scorso. Un frammento di pietra incisa (scoperta nel 1844 e ora affidato al museo civico di Como) resta a documentare anche il passaggio degli Etruschi. Anche il nome stesso del paese ha origini antichissime addirittura celtiche. Secondo alcuni studi dell’etimologia della parola Carate significherebbe infatti “luogo della pietra”: non a caso nel territorio di Urio si trovano ancora le antiche cave di ardesia che passa anche sotto il nome di “beola di Moltrasio”. Secondo invece un’interpretazione più recente, alcuni amano vedere in Carate la voce latina che indica “terra accarezzata e baciata dal sole”. Qualunque sia l’etimologia esatta della parola, resta comunque appropriata, per il territorio di Carate Urio, sia l’una che l’altra interpretazione che ne rendono romanticamente l’immagine. Nel Medioevo sia Carate che Urio seguirono le sorti di Como nella decennale guerra che quest’ultimo ingaggiò contro Milano, dal 1118 al 1127 e che terminò con la distruzione del capoluogo lariano. Sulle acque del Lario si consumarono i combattimenti tra le fazioni e i paesi rivieraschi, coinvolti nelle battaglie, subirono perdite e danneggiamenti dai quali si rialzarono con estreme fatiche e sacrifici. Nonostante le divisioni territoriali, che come abbiamo visto in precedenza si conclusero solo nel 1927 , e l’appartenenza successiva a casate diverse (Carate divenne nel 1647 feudo della famiglia Gallio, mentre Urio nel 1731 fu concesso alla casata dei Della Porta) la comunità cristiana si sviluppò compatta sin X secolo d.C., periodo al quale si possono far risalire le prime chiese sorte sul territorio. La chiesa di Urio infatti , dedicata a i SS Quirico e Giulitta è una delle chiese presenti di origini più antiche, anche se è impossibile stabilire l’esatto anno di costruzione. Che sia tra le più antiche erette sulle rive del Lario lo dimostrano tre argomenti di fatto: primo che sia dedicata a martiri del IV secolo, secondo perché edificata sulle rive del lago, proprio come le prime battesimali, mentre anche in quel tempo lontano quasi tutti gli abitanti dimoravano sulle alture; terzo perché l’arte costruttiva della chiesa era tipica della tradizione romanica (di cui oggi resta a testimonianza il solo campanile a due ordini di bifore ). A causa di tre gravi rovine succedutesi nei tempi dovute alle furie del torrente Pangino (addirittura lo scrittore comasco Paolo Giovio - Como 1483 - Firenze 1552 - narrava che al suo tempo Urio aveva due campanili gemelli), fra il 1619 e il 1623 la Chiesa fu sottoposta a lavori di restauro che ne modificarono per l’impostazione originaria, riducendola a una sola nave e tutta coperta a volta. Ancora ne 1841 la piccola chiesa fu oggetto di ritocchi e restauri che la consegnarono ai giorno nostri così come oggi la vediamo, affacciata sul lago e separata da esso da un giardino dal quale si può godere lo splendore dello specchio lacustre. Per quanto riguarda Carate, la Chiesa dedicata ai SS. Giacomo e Filippo è una struttura tipicamente ottocentesca, incastonata nel centro abitato tra le tipiche e strette vie che caratterizzano il luogo e la piazza Minoletti, recentemente riqualificata e affacciata direttamente sul lago. Un discorso più approfondito lo merita senza ombra di dubbio il santuario dedicata a S. Marta, che è sicuramente uno dei più antichi edifici sacri edificati sul lago di Como. Sembrerebbe infatti che le sue origini risalgano all’XI secolo d.C., periodo che in queste zone si è caratterizzato proprio per la fioritura del grande fenomeno dell’architettura religiosa. La sua consacrazione può essere fatta risalire all’anno 1095, quando il papa Urbano II,originario della diocesi di Reims, in seguito monaco di Cluny e infine vescovo cardinale di Ostia prima di divenire successore di Pietro,in pellegrinaggio fra queste terre, consacrò il santuario. Questo pellegrinaggio, iniziato da Roma, aveva come meta finale la città di Clermont, in Francia da dove, sempre nel 1095, Urbano II lanciò l’appello per la realizzazione della prima crociata per liberare le terre di Gerusalemme occupate dagli infedeli islamici. La deviazione dl percorso proprio verso i nostri territori si inseriva perfettamente nell’intenzione di Urbano II di consolidare il potere spirituale e quello temporale dell’autorità ecclesiastica. Si spiegano così le numerose consacrazioni compiute da Urbano II durante questa visita: esse avevano lo scopo di rinfrancare e rinvigorire l’autorità della Chiesa, mostrando la sua capacità di radicarsi nel territorio e di aggregare, a differenza dell’ Impero, una notevole massa di persone necessarie peraltro a realizzare la tanto voluta crociata. Il santuario di Santa Marta porta con sé la leggenda della Santa, che compare proprio nel corso del XII secolo. Si narra infatti che Lazzaro, Marta e Maria Maddalena insieme ad altri sarebbero stati imbarcati dagli infedeli su di una imbarcazione senza vele, né remi né timone né provviste. In balia di questa barca approdarono a Marsiglia. Santa Marta, molto eloquente amabile ed con tutti, operava conversioni e proprio nel periodo in cui la Santa operava in Provenza, la leggenda narra che un terribile dragone, la Tarasca, devastava le fertili pianure della valle del Rodano e impediva agli uomini di vivere tranquilli. La Santa, venuta a conoscenza del fatto, inseguì la bestia nelle profondità dei boschi e la dominò cospargendola di acqua benedetta e segnandola con il segno della croce. Infine legò la bestia, mansueta e addomesticata, alla sua cintura e la portò presso la città di Tarascona che dal drago aveva trattoli suo nome. Il giorno 29 giugno la chiesa ricorda Santa Marta e nella città di Tarascona si tiene una solenne processione aperta dal gigantesco fantoccio della Marasca che minaccia la popolazione con le fauci spalancate. Una fanciulla vestita di bianco benedice il mostro che alla fine viene legato e sopraffatto. Tutt’oggi Carate Urio festeggia la Santa durante l’ultima settimana di Luglio durante la quale si svolgono funzioni religiose e una sagra a cui partecipano persone da tutta la provincia.

 

Salendo alla fraziono di Cavadino troviamo il Santuario di Pobiano, dedicato alla S.ma Trinità, meta di pellegrinaggi La storia della chiesa di Pobiano può essere fatta risalire addirittura attorno al 1570 quando a seguito della migrazione verso la frazione di Cavadino, forse a causa della peste del 1577, le case abbandonate dai sopravvissuti andarono in rovina e con esse anche una cappella che cadde, lasciando però miracolosamente integro il muro recante l’affresco della S.ma Trinità. Passò ancora mezzo secolo ma quando, nel 1629 la popolazione di Urio fu travagliata dalla carestia e dalla pestilenza, con unanime consenso e contributo venne costruita, durante la metà del Seicento, una piccola chiesa per custodire, onorare e preservare dalle ingiurie del tempo l’affresco miracoloso a cui votarono la chiesa stessa. Una tradizione leggendaria invece narra che quando le nevi, la mancata manutenzione e la pioggia hanno fatto cadere le pareti laterali dell’antica cappelletta, fu ritrovato integro il muro affrescato dal dipinto della S.ma Trinità. Si pensò così al miracolo e per preservare tale forte testimonianza, gli ominidi allora presero con sé quel muro e lo trasportarono nella chiesa a Cavadino. Si narrà che nella notte però, quel murò tornò a Pobiano…

Carate Urio, oltre ad essere stata come abbiamo visto una terra importante per lo sviluppo della nostra cristianità, ha dato anche i natali ad un importante personaggio della letteratura rosa del Novecento. Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi, nata a Carate Lario il 31 marzo 1897, bellissima e giovanissima scrittrice di storie d’amore, fu battezzata LIALA dal Vate D’Annunzio e fu autrice di ben 84 romanzi tutti di grande successo, ancor oggi regolarmente ristampati e richiesti. Liala morì a Varese all’età di 98 anni nel 1995 e come scrissero i critici, con lei morì il romanzo rosa e una parte della nostra letteratura. Carate Urio ha voluto dedicare alla scrittrice caratese la biblioteca comunale, come segno di rispetto per la persona e l’importanza delle sue opere e omaggiarla nel ricordo del suo tanto amato lago.

Ultima modifica: 23/05/11